SCRIVI CIÒ A CUI IL MONDO CREDERÀ DOMANI.
HAY QUE APRENDER A DESECHAR. UN BUEN ESCRITOR NO SE CONOCE TANTO POR LO QUE PUBLICA COMO POR LO QUE ECHA A LA BASURA. SI DESECHA ES QUE VA POR BUEN CAMINO Y ADEMÁS PARA ESCRIBIR UNO TIENE QUE SENTIRSE MEJOR QUE CERVANTES. " Gabo "Non riesco a scrivere.
Mi sento cos¡ confuso. Conservo pensieri che girano ancora troppo veloci, in profondità, non riesco assolutamente a decifrarmi. L’ordito si annoda con la trama e si rovina il tessuto...
Il gomitolo del corteggiamento mentale è finto. Si è creato un tessuto, lo si è confezionato, usato e vissuto, si è volto liso sui gomiti e sulle ginocchia. È stato lavato per trarne dei miglioramenti, ma si è solo affrettato il processo d’invecchiamento.
Macchie che sono state strofinate con cura e forza, hanno lasciato il posto a vuoti buchi, l’ardore delle cuciture ha perso il suo calore ed ora è rimasto solo lo sfilacciato, inservibile.
Terminato ormai il tempo delle chiacchierate e degli scambi d’opinione, dei resoconti e delle dilazioni tra Kublai Kan e il suo viaggiatore Marco Polo, in quel luogo mentale, in uno spazio che non c’è, retto solo dal non tempo, dove tutti un giorno, ci potremmo riunire.
MartinoArturo Conrad Pax, errabondo, morigerato, ed anacoluto, il più delle volte. Gli amici, pochi, lo chiamano Conrad. Come quello corsaro di Bayron, innamorato di Mendora. Come quello che lungo il fiume, scriveva con il cuore nelle tenebre, come quello che a Selvino era solo Corrado. Capigliatura canuta ad iniziare una persona tutta d’un pezzo, 43 pianta larga, per finirla. Si aggirava per i pressi, dimentico dei processi propri, misantropo e forse un po’ licantropo. L’una del mattino passata. Finalmente sul divano e un libro tra le mani. Estraggo il mate, cannuccia d’argento e incisione paraguayana sul fondo. Attendo che le qualità delle erbe, digestive, eccitanti e nutrienti si impossessino dell’organismo, mentre il mio passo è fermo, eppur in movimento. La faccia, che si riflette sul muro di pietra difronte a me, ha vissuto “il peccato elegante di Parigi”, i tramonti di Tulum, osservato Venezia dalla finestra più bella del mondo, visto il colore pulsante di Goa, lo scempio di Tijuana e la triste armonia marittima di Zandfort. Ho gustato il succo della vita, l’ho spremuto da ogni spicchio, ma non ho ancora incontrato il sapore perfetto, con quel pizzico di difetto che lo renda universale, senza la necessità di occultare nessuna di quelle idee, … proprio una di quelle lì. Non m’importa il valore economico del Koh-I-Noor, non ho mai indossato frivoli Vionnet, ne tanto meno, ho mai interrogato un Vacharon et Constantin per sapere quanto tempo mi rimaneva. Da Borges ho imparato a giocare a Truco e Buonosaires mi ha aiutato a non dimenticarlo. Sogno tanto d’affogare il nemico nelle acque di Xochimilco, quanto di spezzare la catena di vendetta, di quell’occhio e di quel dente, cotanto rispettati dalla società nostra, che fino a qui ci hanno portati. Uno sguardo liquefece il sigillo della mia ignoranza e oggi sono l’agmen della mia bilancia. MartinoArturo Conrad Pax.
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vió pasar *loading* carnales