SCRIVI CIÒ A CUI IL MONDO CREDERÀ DOMANI.
HAY QUE APRENDER A DESECHAR. UN BUEN ESCRITOR NO SE CONOCE TANTO POR LO QUE PUBLICA COMO POR LO QUE ECHA A LA BASURA. SI DESECHA ES QUE VA POR BUEN CAMINO Y ADEMÁS PARA ESCRIBIR UNO TIENE QUE SENTIRSE MEJOR QUE CERVANTES. " Gabo "SECRETARIA DE GOBERNACION.
COORDINACIÓN DE REGULACIÓN MIGRATORIA / DIRECCIÓN DE ASUNTOS MIGRATORIOS / SUBDIRECCIÓN DE INMIGRADOS / DEPARTAMENTO DE INMIGRACIÓN “B” / EXPEDIENTE: S/N
México, D.F., a 6 septiembre de 2004.
Asunto: SE NIEGA CAMBIO DE CARACTERÍSTICA MIGRATORIA.
CONSIDERANDOS
1. Que usted se internó al país como No Inmigrante Turista por 90 días para realizar actividades propias del turismo.
2. Que con su promoción actual contraviene al articulo 43 de la Ley General de Población, que establece la obligación de los extranjeros de cumplir estrictamente con las condiciones fijadas en el permiso de internación que en su caso era para realizar actividades propias del turismo.
3. Que el artículo 59 de la Ley en cita otorga facultades a la Secretaria de Gobernación para negar la entrada al país, la permanencia, el cambio de calidad o de característica migratoria e imponer modalidades y restricciones en casos generales o especiales, sin que ello implique violación de garantía alguna, en tanto actúe con libertad de criterio de que está envestida por disposición de Ley.
RESUELVE
Primero: se le niega el cambio de características migratorio solicitado.
Segundo: se le señala un plazo de treinta días naturales, contados a partir de la fecha de notificación de la presente resolución, para que al amparo de la misma abandone el país, sin que la autoridad migratoria del lugar por donde efectúe su salida le exija presentar documentación migratoria alguna, debiendo únicamente con los requisitos de estadística e identificación.
Resumen: chinga su madre y la puta que la parió, sin olvidar, su hijo de la chingada puto, puñal sin un huevo y el otro … tampoco.
Il sogno di qualcun altro che diventa mio.
Il sogno che ogni giorno compara dovere e volere.
Volere per farmi starmi vicino.
Mi avvicino allo specchio e questa volta seguo il Bianco Coniglio.
Coniglio bianco che ammaestrerà l’umano cittadino.
Cittadino che non vuole essere etichettato come tale.
Un tale che vuole viaggiare per sapere tutto quello che non sa fare.
Sa quello che gli hanno insegnato e vuole solamente verificare.
Verificheranno anche lui al suo rientro, ma già lo sa.
Già è ora di partire.
Partire, …senza bisogno di morire.
“Il bello è che scrivere è un altro modo di cagare e masturbarsi. Il brutto è che scrivere non ti guarisce dagli impulsi assassini, che rapinare un supermercato rimane il tuo obbiettivo impossibile.”
Efraim Medina Reyes.
Pre Scrittum: ho postato lungo, ergo se non hai 6min. da dedicarci, passa ad un altro link.
Cappello di feltro a coprire un’esigua s-capigliatura canuta. Ha vissuto 72 primavere ed è rimasto sempre lo stesso. Fenotipicamente vecchio. Misantropo, ma non per questo ostile ai cambiamenti, anche se, ha propria insaputa, ha sempre cercato di starne alla larga.
Si dirige insolitamente alla fermata del filobus ubicata davanti alla finestra della cucina della casa di Sara. Insolitamente, perché non era una faccenda usuale quella che doveva sbrigare in quella giornata.
Con il volto nascosto dietro le pagine del giornale, aspetta il suo turno di corsa. Il paesaggio, nuovo, relativamente lontano dal su percorso abituale e dal parco dei piccioni, dietro casa, non lo incuriosisce, lo attraversa con la nobiltà del saggio distratto, non più abituato a meravigliarsi. Il vecchio filobus si avvicina emozionato anche alla 13° fermata. I passeggeri scendono da entrambe le porte.
Il volto sotto il cappello di feltro si scopre e incappa all'istante con il taieur di una lussuosa signora di una classe dimenticata. S’incrociano, si guardano, si sguardano, s’intrigano, si seguono con lo sguardo. Emozione dimenticata e ritrovata, il racconto di qualche cosa d’antecedentemente vissuto, ma troppo annebbiato, vivo solo di storielle modificate dalla falsa memoria o accomodatrice o struggente. Ora è riapparso quel sentimento, terso e ormai indimenticabile.
Sara guarda emozionata e felice, la scena che si srotola sotto i suoi nuovi occhi. Li segue con i pensieri. Costruisce due vite e le fa incontrare, nello stesso posto, tutti i giorni e non li fa mai parlare. Non sa quello che segue e non vuole rovinarsi la sorpresa. Distrae la mente e si racconta una storia, ascoltata nella fila delle storie. Questa le piace, non l’ha inventata lei;
“Una volpe e un lupo discutono delle virtù del bruco e della termite. La volpe sostiene che la termite è più forte e determinata. Il lupo scommette sull’intelligenza e l’umiltà del bruco. Il lupo dice: il bruco è saggio perché mangia foglie tenere. La volpe dice: la termite è valorosa perché addenta il duro tronco. La volpe domanda ironica: quanto ci vuole a un bruco per finire una foglia? Il lupo risponde arrogante: lo stesso tempo che ci vuole alla termite per forare un pezzo di legno. La volpe dice: se anche il bruco mangiasse tutte le foglie di ogni singolo albero, il bosco rimarrebbe dov’è. Il lupo dice inquieto: se la termite distrugge tutti i tronchi, non sapremo dove nasconderci dal cacciatore. La volpe domanda spaventata: quanto credi che ci voglia alla termite per divorare il bosco?
A Sara non le importano particolarmente le sorti del bosco della fiaba, ma si domanda come, il lupo, non si sia divorato la volpe alla prima ribattuta?
Il signore dal cappello di feltro anch’esso curioso e al quanto speranzoso, si ripresenta il giorno susseguente alla stessa fermata, orario impeccabile, avendo già (previamente) calcolato che raggiungere la 13° fermata consta in una deviazione dal cammino abituale di una mezzora buona.
Legge il giornale e rapidamente lo ripiega contro il petto, per rivedere la bramata signora con il taieur.
La gente scende ordinata. Sfilano in successione, otto signore con le sporte della spesa, quattro ragazzi giocolieri, due uomini d’affari impegnati in telefonate parallele e un signore distinto dall’aria incendiata. Nessuno più.
Nulla, l’incontro non si è verificato e lui è già su quel ormai inutile filobus che lo allontana solamente da casa.
Traversando la città, complice il lungo tragitto e l’andamento monotono del mezzo, si accendono pensieri caldi e confortanti, voglia di un’altra serata di speranza (speme) davanti alla televisione, con i pensieri su di un taieur che scende i gradini del filobus. Senza quel "sabroso" pensiero, perfino il solito maraschino non ha lo stesso sapore e le fragole hanno un altro colore. Quell’allegro pensiero, che lo fa sperare in una prossima giornata favorita dalla sorta.
Ripensa allo scambio di sguardi, alla connessione epidemica prestabilita, agli astri favorevoli e alle belle cose, si culla d’illusione.
Gli occhi di Sara, puntuali e perseveranti, per i giorni a venire, le settimane e poi i mesi videro e sbirciarono, alla stessa ora davanti alla finestra, quella della cucina, il signore carico di speranze, presentarsi impeccabile alla 13° fermata e salire sul filobus, verso una destinazione scomoda, che ormai sostituisce il parco e il sacchetto di carta per i piccioni.
Continua appagando un bisogno, dimenticatosi del desiderio. Continua senza aver aqietato la sua velleità, ubbia o anelito e forse perdendo anche l’illusione.
Sara, quando è la figlia del papà, è dolce, fiduciosa e quasi rassegnata.
Sara quando è la figlia della mamma è sveglia, capace e attenta, ma non sempre certa.
Sara cambia stile a seconda che sia sola con mamma o sola con papá. Non prende in giro nessuno, fa solo vivere i suoi lati, le diverse Sare che stanno dentro la nostra Sara. Le fa vivere tutte. Senza censure o repressione.
Qui le verità si mischiano ai rumori di familia. Senza ipocrisia, solo concettuale adattamento.
Sara, in casa, dentro della sua casa, ha tutto un modo. Può capire il suo papá; calmo, fiducioso e tutto una coccola. E ammira la sua mamma. Intrigante e originale, tutta una scoperta.
Sara impara i pregi del papà e le qualità della mamma. Sara ama i difetti della mamma e adora quelli del papà. Sara è molto brava ad adattarsi e ad amare. Le piace fare (entrambe) tutte e due le cose, amare e adattarsi. E sopratutto farsi amare. Non da tutti, certo, lei sa essere selettiva.
Il suo è un adattamento ingenuo, ma sano. Non si piega, non mette in gioco le cose che le importano veramente e sa cosa sono le cose a cui non dare importanza.
Sara odia l’orgoglio. Ha una scala di valori e una scala sostitutiva dei valori, è capace di analizzare le situazioni ed è critica nei suoi pensieri. Non impara solo quello che le dicono di imparare, questo lo ha gia imparato.
Prima deve capire e allo zio, questo, risulta scomodo, ma sa’ che di Sara ci si può fidare e quello che dice lo compie. Sara non è un’imbrogliona, Sara è il meglio che Sara può dare. Sara dice le bugie, ma solo quando non ha voglia... .
Sara è tutta qui, tra un numero indefinito di capelli lunghi e neri e due piedini del 22, quasi sempre scarpette nere con un laccetto sul collo del piede, con un bottoncino a clips color dell’argento.
Si sviluppa in uno spazio verticale di 122 cm. Ha superato i due anni da due e non sa se vuole arrivare a 5.
I genitori l’ammirano e ne sono orgogliosi. Lei vuole splendere e per splendere non deve essere la più brava, dove solo essere Sara.
Pensa che non smetterà mai di essere Sara, almeno per il tempo che rimarrà con noi.
Poi, non sa’ dove andrà. Sa’ chi è stata, ma non chi Sarà.
(In ordine betabetico.)
Et&co; testa blu, sopra un corpo insinuante, tra pensieri equivoci, che non si fanno afferrare, ma solo per dandy. Come un numero di telefono sbiadito sul fianco di un Riva, al di sopra della linea di galleggiamento arancione.
Infi ente; l’azzurro più verde che ci sia. Incalzante animo non ribelle. Differente per natura romantica per gioco.
Melina v&c: assolutamente rossa, quasi sicuramente SI bemolle e con la mente grande come il cuore. Di compagnia solitaria e di risata seria è fatto il suo migliore amico. Gelosa donatrice del suo regalo più caro.
Aphro…; piedini rosei all’interno di un palloncino che fluttua sopra la testa di un bambino, che ha fatto sfuggire la cordicella per divertimento e ora piange sotto un gioco che s’allontana.
(Mi scuso se, contro la mia volonta, ho per caso offeso qualcuno.)
“È quando hai l’anima del poeta e la testa di un imbecille che comincia a diventare ridicolo"
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“L’ orgasmo? Il fermo immagine dell’esplosione di un’arco baleno colpito da un fulmine cecchino.”
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Giovedì pomeriggio.
In casa è tutto più grande, diverso. Le pareti si sono allontanate, il soffitto si è alzato e i tappeti ingrigiti. La casa si è messa la sua maschera più spaventosa. Le scale hanno più gradini. Sono a casa da sola.
I colori non sono più familiari. Il rosa non è più rosa, l’azzurro è scappato con il vento e il verde è scomparso dal giardino. Solo il giallo del mio papà è rimasto a farmi compagnia, perché quello è un giallo che non mi lascia mai.
Percorro a piedi nudi(scalzi) il corridoio, scendo le scale, attraverso la cucina e vado nella camera dei giochi. Dietro alla cucina c’è la mia camera dei giochi. È dove la mamma stira, ma lei non stira mai e io gioco sempre. Quindi, è la mia camera dei giochi, non la sua “stirocamera”.
Mi nascondo sotto il tavolo contro il muro, quello con sopra i vestiti puliti che aspettano di essere stirati. Profumano. Prendo le due camice più morbide e le nascondo nel mio nascondiglio. Lì, ci siamo solo i miei giochi ed io. I giochi che invento io, quelli dove sono in spiaggia o nel cortile della zia con la bici rossa. Dove sono una fata con i denti rosa o un cavallo tutto bianco con una luna nera sul collo. Passo ore a immaginare e giocare con gli occhi. Posso essere la macchia nera a forma di luna o una spiaggia intera. Tutte le fate del mondo e tutti i colori dell’universo. E un po’ di più. Ho inventato il giallo pulcino felice, il rosalanto, l’aranciorollo e il verdantino. Sono i miei colori e di tutti quelli che ci vogliono giocare, ma forse li vedo solo io.
Potrei parlare di più, ma adesso voglio solo giocare.
Celeste, come la gonna della nonna
cammino distratta con i pensieri tra un cerchietto
la terra sotto le scarpe, gioco veloce
il rosso della bici che sfreccia sulla duna
la sabbia gialla di polenta
e adesso anche il sole
splende e nuota dentro il mare.
Io muovo tutto con i pensieri e immagino con le mani.
HORROR ACTRACTIO VACUI
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