SCRIVI CIÒ A CUI IL MONDO CREDERÀ DOMANI.
HAY QUE APRENDER A DESECHAR. UN BUEN ESCRITOR NO SE CONOCE TANTO POR LO QUE PUBLICA COMO POR LO QUE ECHA A LA BASURA. SI DESECHA ES QUE VA POR BUEN CAMINO Y ADEMÁS PARA ESCRIBIR UNO TIENE QUE SENTIRSE MEJOR QUE CERVANTES. " Gabo "Senza il ben che minimo dubbio, è stato un lungo silenzio. Silenzio, questo, lungo ed assolutamente necessario, dovuto all’inizio da problemi tecnici riguardanti suddetta pagina e successivamente dal fatto che non avessi nulla da dire, o per lo meno non volevo pensare a come dirlo. Reduce da un periodo in cui non ero certo di nulla e soprattutto non volevo sapere assolutamente niente; e come dice il saggio: “ se non sai, taci ”. Ciò, principalmente, per evitare di dire stronzate… a proposito di stronzate. Perché ci sono tante stronzate in circolazione? Forse oggi più di ieri, le stronzate prolificano e si muovono all’interno della nostra società, alimentate dai sempre più numerosi “ tuttologhi “. Li puoi trovare ovunque, dietro il bancone di una macelleria, al volante di un taxi, in parlamento, in un’agenzia pubblicitaria, seduti dietro cattedre scolastiche, ecc. il fatto è che questa gente sempre è esistita e sempre esisterà, quindi riconosciamo, l’incalzante diffusione “ della stronzata ” come la causa principale. E in quale periodo storico, se non nel nostro, è più rapida la circolazione d’informazioni (più o meno vere, più o meno stronzate che siano?) Stabilito ciò, diciamo che le stronzate sono inevitabili ogni volta che le circostanze obbligano qualcuno a parlare senza sapere di cosa sta parlando. Pertanto la produzione di stronzate è stimolata ogniqualvolta gli obblighi o le opportunità di parlare di un certo argomento eccedono le conoscenze che il parlante ha dei fatti rilevanti attorno a quell’argomento, questa discrepanza è comune nella vita pubblica, in cui le persone sono spesso spinte – vuoi dalle proprie inclinazioni, vuoi dalle richieste altrui – a parlare in lungo e in largo di materie, nelle quali sono, in grado maggiore o minore, ignoranti. Questioni strettamente correlate emergono dalla diffusa convinzione che in una democrazia ogni cittadino debba avere un’opinione su tutto, o almeno su tutto ciò che attiene alla gestione della cosa pubblica della propria nazione e soprattutto che la voglia comunicare a tutti i costi a chi lo circonda. L’assenza di qualunque legame significativo tra le opinioni di una persona e la sua comprensione della realtà avrà conseguenze ancora più gravi, non occorre dirlo, per uno che ritenga sia sua responsabilità, in quanto coscienzioso agente morale, valutare eventi e condizioni in qualunque angolo del mondo. Per concludere mi permetto di citare Eric Ambler, dal libro “Dirty story: “ mai dire una bugia quando puoi cavartela a forza di stronzate. “
Cose che scivolano sulla pelle o colpiscono le ossa.
Pensieri elaborati
condividono, con semplici sguardi
quell'increspare di peli che corre sulle braccia.
Un bambino che dorme,
un papà che gli spiega la vita.
Dolce,
il sapore del vino,
il sapore dell'amante,
il colore del vento,
il colore del dolore.
Dolce è quando è con il cuore
dolce è quando è innocente.
Può perfino essere dolce un'ignoranza inconsapevole.
Dolce,
non è bello, non è brutto
non è alto, non è corto.
Dolce è un'idea,
un soffio di vita necessario
a far muovere i capelli.
Dolce la tristezza di un nano difronte alla sua sorte,
dolce la reazione di un bambino grasso davanti alla crudeltà dei suoi coetanei.
Un'amorevole tristezza,
il volto arrossato della sera,
il rosso che gira intorno ad un bastoncino di zucchero.
Una familia che ama.
"I want to be someone else or i'll explode"
Ora solo
Immerso nel delirio grammaticale
Scorre il mattino a bordo di una ka.
Il richiamo di sirene d’asfalto (tre) lusingano e attraggano il mio affamato Ego.
Non m’accorgo e…
Ora sono
intrappolato in una ragnatela di possibilità
Troppe
Ora emozioni
Che dimentico sorvolavo
Ora si presentano
E mi scovano sottile.
Si avvicinano,
in picchiata mi si schiantano addosso.
Ora tre
sono le emozioni che mi circondano e mi cercano
La prima
Piccola diretta e intrigante
Insinuante e maliziosa… perniciosa.
Seconda
Meraviglia scura, inconscia si aggira tra i miei occhi
I suoi, così enormi e difficili da trovare.
Terza
Stupenda, forte e aggressiva.
Troppo esigente, non adatta per il momento.
Ora mi sento
In un sogno lisergico dal quale non posso uscire senza lasciare indietro qualcosa o qualcuno
Voglio tutto e non posso rinunciare.
Inizierò ordimatamente.
In modo chiaro
Evitando il dolore
Prima la prima seconda le seconda e la terza forse mai.
Sveglio. Per cosi dire. Ripeto ritmicamente gesti automatizzati.
Bevo i denti, lavo un caffè. Prendo le scale, scendo la macchina e m’immergo…
Sguardi da interpretare, espressioni linguistiche da analizzare, gesti e motivazioni ancora da capire.
E vorrei che VOI foste qui, anche solo per un giorno.
Respirare dietro quelle 15 cappe di smog, il profumo del Messico.
Sentirne il palpito, il suo “troppo cuore”
e capirne il suo diverso stato di coscienza civica e morale.
Mi piacerebbe che anche i vostri occhi rimanessero incantati dai mille colori,
il rosa messicano, el rojo amanecer, verde, azzurri scioccanti e bianchi irriverenti.
Perfino i taxi sono ansioso di mostrarvi, i venditori ambulanti e le insegne dei negozi dipinte a mano sui muri.
E i poliziotti che affittano il suolo pubblico con una bottiglia d’acqua e ti parcheggiano la macchina con un panno di flanella.
Vi vorrei portare a mangiare. Tacos, quesadillas, tamales, enchilada e chilaquilles.
Viaggio di sapori, sfrizzolio di papille gustative e squisitezze che eccitano il “velopendulo”.
Le mostre fotografiche in “Paseo de la Reforma”, le manifestazioni all’”Angel de la Indipendencia”
I tramonti viola ed arancioni visti dietro i grattacieli di “Santa Fe”.
Ubriacarci tutti insieme a Xochimilco, galleggiando sulle dubbie acque di un lago nella città.
Condividere qualche momento, sufficiente perchè i miei racconti non suonino a nulla.
Sapere se vi piace e se approvate. Sapere che cosa avreste fatto e farvi sapere che vi voglio bene.
Saltando di palo in frasca gli si conficcò una spina nella coscia.
Decise di andare dal dottore per togliersi il problema di torno e camuffato da gatta si mise nel sacco. "Sacco matto!", sbraita la moglie ubriaca rinchiusa nella botte, con il marito che, per prendere due piccioni con una fava (la sua), da colpi impari al cerchio e alla bocca del cavallo di Donato, il quale dovrà a sua volta tornare dal dottore perchè essendo più verde del vicino, il re vuole che diventi erba.
Donato dice: LEGALIZZATEMI.
What do you mean?
FEAR
False evidence apearing real.
CORAGGIO
Poche gocce.
Millesimato.
Rilasciato da un acquazzone
ha riaperto un fiume.
Rossa e nera la bandiera.
Veleggia ribelle.
Forte indigeno di un mondo di cui non è membro.
Di nome Coraggio
dallo scrivere è riemerso.
Dei bambini
negl’occhi del primo respiro.
Delle ragazzette
nell’espressione del primo gemito di piacere.
Del pittore
nella sua prima linea su un mondo bianco.
De los chiapanecos
Nel passamontagna e nel fucile in spalla.
Da me e da te
nello stare semplicemente insieme.
Nell’alzarsi tutte le mattine.
Non nello scappare
ma nell’inseguire
Non nel nascondere
ma nel trovare.
Averlo o non averlo…
Basta saperlo.
Musa.
Stimolo.
Pulsione.
Fonte d’ispirazione.
Pericolosa.
Per alcuni, salubre e soave.
Per altri, spigolosa e malsana.
Per altri ancora, i fortunati, liscia e qualunquista.
Alcune volte frequentatrice assidua.
Altre, inesistente o assenteista.
Pero’, come il compleanno, a tutti arriva.
E c’è chi ci si affeziona e chi neppure se la fila.
C’è chi ci vive tutta la vita,
Chi ci piange e ci muore.
Sorda e affilata come del boia l’ascia.
La mia, si chiama Angoscia.
Triste da far entrare
Ancor più triste da lasciar andare.
E quando rimane, vorrei solo vederla sparire.
Lei mi piace.
Bè, ne sono innamorato.
Una musa che si chiama angoscia.
Eutanasia indotta compulsiva.
Così la chiamo io.
Altri amore o solitudine.
Felicità o paura.
Torre, muro o sfinge.
Comunque a tutti sprona,
Chi a scrivere e chi a parlare.
Chi a guadagnare, chi a far del male.
L’importante è lasciarla spingere
e che l’altalena non si fermi.
Nadie quiere un columpio oxidado.
Sensazione assediante. Annego, rovino e riemergo, conturbato, e turbato da tutto questo sferismo generico, eppure così contestualizzato in un’epoca “d’amore rosa”, intercambiabile, rimasticato, quasi di plastica.
Simbolo più che oggetto, di qualcosa che era e può ancora essere.
(…)
Mi hai ucciso all’ospedale. Eri nel brodo per errore.
E questa volta ci sei riuscita.
Mi hai soffocato.
E ora ti ritrovo, pezzo di forcone riciclato di un diavolo condannato.
me gustaría poseer el arte pictorico, para poder pintar diario un nuevo vestido sobre tú piel así para no perder ni una linea de tú hermosa figura.
me gustaría poseer el arte arquitectonico, para poder construir una fuente en honor de tu pureza y tu lasciva hermosura.
me gustaría tener poder, poder político para ser exacto, para poder así hacer legal mi amor por ti e ilegal tu amor por los demás.
y si así no fuera...
me gustaría tener el poder de trasformarme y así volverme cama, para sostener tu culo en tus noches de trabajo, mientras te aplastan los deseos de tus clientes.
volverme foco rojo para acompañarte en tu espera de noche buena y día de gracias.
me gustaría poseer todo el dinero y el mal habito de tu padre, para poder visitarte todas las noches, pagarte y poder seguir teniendo con que comer.
*** este escrito no tiene ninguna referencia con la verdad, o por lo menos, con la mía de verdad.
cualquier semejanza con la realidad es pura coincidencia.
Fammi uscire dall’uscita. Uscita aperta solo dall’entrata. Entrata di vetro e portone di ferro sul retro con vista alla discarica. Discarica di faccie piene di lacrime per nascondere i loro sentimenti. Sentimenti sintetici producono lacrime d’acrilico che rotolano su facce di teflon. Teflon i capelli, di botox le espressioni e parole di silicone. Silicone che gonfia inutilmente mimiche iperboliche. Iperboliche facce malignano la retorica? Retorica che non scappa a chi la insegue. Insigne personaggio la utilizza senza saperne l’indirizzo. Indirizzo a chi non lo necessita. Necessita una strada e nulla più. Più di un marciapiede e qualche faccia amica. Amica… retoricamente.
vengo reinglobato o reinbloggato da un'Italia che non vuole cambiare, ma vuole solamente avanzare nella sua traiettoria del cazzo.
Una di quelle parabole oblique percorse da sensi unici e strade a fondo chiuso,da percorrersi a occhi bendati e bocca ben aperta. Legittimati da una ragione che ci fa sempre più, accettare qualsiasi assurdità. Una logica perversa di menti atte all'autodistruzione. Niente più sorrisi per sorridere, niente più parole per parlare, solo miste emozioni camuffate da storioini e celate dietro bicchieri asciugati male.
per fotuna, c'è chi ancora vuole bene per il semplice gusto di amare. Chi parla per comunicare e perfino è rimasto qualcuno che sa ascoltare.
A queste persone voglio bene. è loro che voglio amare, ma il problema è che non riesco a smettere di amare anche tutte altre...
19 giugno 2005
Orologio e portafoglio vengono assaliti alle 21.30 in via Campos Eliseos, angolo con parco Polanco.
L’orologio cerca di reagire e colpisce il primo rapinatore, mentre la pistola del secondo, sfiora il portafoglio e attraversa la camicia. Sangue. Che cola.
Lo sci(ro)ppo termina con portafoglio e orologio in tasche estranee che scappano nell’oscurità. Una pallottola calibro 35, che risulterà rubata come la pistola, nello stomaco di una camicia bianca tre bottoni.
Le sirene iniziano a fare il girotondo.
… quando i soldi valgono più della vita o meglio quando la vita, non vale nulla senza soldi, la materia s’impossessa di spirito, carne e mente.
Ed effettivamente: “El dinero te puede quitar la facia de jodido y es el mismo dinero que te jode de verdad”
D'altronde c’insegnano che altro non siamo che ciò che possediamo…
aphroditamente write
copiamente write
dinosauriamente write
ethicamente write
gattosamente write
gilgamente write
infinitamenteniente write
shorkiamente write
trismegisticamente write
vió pasar *loading* carnales